di Andrea Nguh

Un viaggio non solo geografico ma emozionante e umano, un percorso nella memoria collettiva europea, da Mostar a Sarajevo, fino a Srebrenica.
Un gruppo di studenti delle classi 5C AFM DM, 5 A RIM, 5 B RIM, 4A Professionale, 4A RIM, 4A AFM , 4C AFM DM e 4A SIA ha attraversato a fine ottobre la Bosnia ed Erzegovina per scoprire i luoghi simbolo di un conflitto che ha cambiato per sempre l’Europa degli anni Novanta a conclusione del progetto condotto lo scorso anno dalle attuali classi quinte dell’indirizzo Relazioni internazionali per il Marketing nel contesto del concorso AICCRE del Friuli Venezia Giulia per le scuole. Il progetto del viaggio “Isto Nebo”, sotto lo stesso cielo, è stato un percorso nella storia recente, tra dolore, resistenza e voglia di rinascita, che ha unito gli studenti di classi anche molto distanti in un gruppo, in riflessioni, apprendimento, rispetto e memoria, ma anche in divertimento, amicizia, spensieratezza e scoperta.
Giorno 1:0 Mostar
La partenza avviene all’alba. Dopo ore di viaggio, il gruppo raggiunge Mostar, città simbolo della frattura tra comunità cattolica e musulmana. Qui le differenze religiose, amplificate dalla guerra del ‘93, si percepiscono a ogni angolo: chiese e crocifissi da una parte, moschee e minareti dall’altra.
Il centro storico, attraversato dal fiume Neretva, è dominato dallo Stari Most, il celebre ponte ottomano distrutto durante il conflitto e ricostruito nel 2004. Il suo arco candido, che unisce le due sponde, è diventato un segno di speranza e riconciliazione. Nonostante la bellezza suggestiva della città, i segni della guerra restano visibili: muri crivellati, edifici abbandonati e quartieri ancora profondamente divisi. Il gruppo arriva a Mostar in serata e scopre parte della città con la guida degli esperti dell’associazione Impararti di Cividale .
Giorno 2: Mostar e Sarajevo
La mattina seguente è dedicata alla visita dei luoghi della memoria. Subito si notano gli edifici distrutti dalla guerra e le abitazioni rovinate; molte solo all’esterno. Nel cuore della città si trova un monumento ai partigiani, con lapidi a forma di tronchi tagliati, simbolo delle vite spezzate. Un tempo un corso d’acqua scorreva accanto al memoriale, rappresentando il fluire della vita: oggi è asciutto, come a ricordare che la memoria ha bisogno di essere alimentata.
Nel 2022 alcune lapidi sono state vandalizzate e distrutte, senza che sia ancora intervenuto alcun restauro: una ferita simbolica nella coscienza collettiva, per una commemorazione lasciata a se stessa. Allo stesso tempo crepe riparate con dei mattoncini lego e opere raffiguranti civili incappucciati su un altalena realizzate proprio in uno degli edifici in rovina mostrano che la memoria è viva.
La presenza stessa di questi resti bellici ricordano al gruppo e a molti altri turisti che questa città, questo Paese ha visto la guerra ed è sopravvissuta, sebbene sia cambiata per sempre. Una ferita di questa guerra è anche italiana, quella della granata che ha ucciso i giornalisti Marco Luchetta, Dario D’Angelo e Alessandro Saša Ota.
Nel pomeriggio, il gruppo riparte verso Sarajevo, la capitale, dove le varie culture sono ancora più pronunciate: moschee, chiese, comunità ebraiche e ortodosse si susseguono una dopo l’altra.
Giorno 3: Sarajevo
A Sarajevo, la storia si respira a ogni passo. La visita inizia con l’incontro con Kanita Fočak, guida e testimone della storia della città.
Fočak dipinge Sarajevo come un mosaico di culture e religioni tenuto insieme dalla memoria. La presenza di così tante culture appare molto più imponente rispetto al periodo precedente la guerra.
Passeggiando per le strade di Sarajevo, si riconoscono i segni dell’assedio più lungo della storia moderna europea, ma anche la forza di una città che ha saputo rialzarsi. Si vedono anche qui le ferite del conflitto: palazzi crivellati dai colpi e monumenti ai caduti. Tra le tappe più significative, il ponte latino, teatro dell’attentato all’arciduca Francesco Ferdinando nel 1914, e il Museo dell’Infanzia in Guerra, che conserva oggetti, lettere e ricordi dei bambini cresciuti durante il conflitto bosniaco. Ogni esposizione racconta una storia di paura, ma anche di sopravvivenza.
Giorno 4 :Sarajevo e Tuzla
Il giorno successivo è dedicato ai cimiteri di Sarajevo, dove riposano le vittime dell’assedio. Tra le tombe spicca quella di una coppia di giovani innamorati, Admira Ismić e Boško Brkić, uccisi mentre tentavano di fuggire: una tragedia che è diventata simbolo della guerra. Non lontano si trova la sepoltura di Gavrilo Princip, ricordato come un patriota che contribuì alla nascita della Jugoslavia, da altri come l’uomo che innescò la Prima guerra mondiale.
Nel pomeriggio, il gruppo arriva a Tuzla. L’incontro con Zijo Ribić segna uno dei momenti più forti del viaggio. Sopravvissuto al genocidio, da bambino vide sterminata, violentata e torturata la propria famiglia e i vicini. Ferito e creduto morto, riuscì a salvarsi fingendo di esserlo davvero. Oggi è un cuoco, marito e padre, e racconta la sua storia con dignità e lucidità, trasformando la tragedia in testimonianza di vita.
Giorno 5: Srebrenica e Tuzla
Il viaggio prosegue verso Srebrenica, teatro del genocidio del luglio 1995. Più di ottomila uomini e ragazzi musulmani furono massacrati dalle truppe serbo-bosniache in quella che fu dichiarata “zona protetta” dalle Nazioni Unite. La visita al Memorijalni Centar è un momento di intenso raccoglimento: il genocidio è raccontato dettagliatamente, dalla ricostruzione della base delle Nazioni Unite, ai paragrafi con immagini, video e audio, per poi passare ad oggetti di proprietà delle vittime e alla ricostruzione della fuga disperata dei rifugiati e le loro storie. Nulla viene detto però sulle violenze perpetrate sulla popolazione serba all’inizio della guerra proprio a Srebrenica, dove le forze bosgnacche attaccarono ripetutamente i civili, fra raid, incendi, uccisioni, saccheggi e violenze che costrinsero molti abitanti alla fuga.
Il gruppo poi assiste alle testimonianze testo/audio/ video della fucilazione progressiva di tutti i rifugiati catturati. Nel pomeriggio la visita prosegue per parte del gruppo nel cimitero, dove migliaia di lapidi bianche si allineano perfettamente, come un coro silenzioso di nomi e date.
Giorno 6: il ritorno
La partenza del mattino segna l’inizio del lungo viaggio di ritorno verso Udine, con un bagaglio più ricco rispetto alla partenza. La Bosnia si è rivelata come un luogo complesso, dove la bellezza dei paesaggi si intreccia alla memoria di un passato doloroso. Le città visitate, i volti incontrati e le storie ascoltate raccontano la guerra, la sofferenza, ma anche il valore inestimabile della pace e della vita.